lunedì 24 gennaio 2011

LAVORATORI STRESSATI

Dal primo gennaio 2011 scatta l’obbligo, in base al Testo Unico della sicurezza (D. Lgs 9 aprile 2008 n. 81), per le aziende e gli uffici di valutare non solo i fattori di rischio tradizionali ma anche nuovi fattori quali i turni, la ripetitività delle azioni quotidiane, i carichi e i ritmi di lavoro, l’incertezza delle prestazioni richieste, i percorsi di carriera e persino le lamentele del personale o i rapporti conflittuali tra i colleghi.
Questo perché nei luoghi di lavoro le persone passano buona parte della loro giornata, lì costruiscono i propri progetti e ambizioni professionali, cercando nel lavoro la propria realizzazione e facendolo diventare fonte di stress.

Ma cos’è lo stress e quali sono i fattori scatenanti ? Lo stress è “una situazione di prolungata tensione”, che può ridurre l’efficienza sul lavoro e arrivare a determinare un cattivo stato di salute portando a una minaccia per lo stato psico-fisico del lavoratore; i fattori scatenanti sono le tensioni provenienti dall’esterno come il maggior bisogno di flessibilità, il frequente ricorso ai contratti a tempo determinato, la richiesta di maggiore specializzazione, il bombardamento di centinaia di informazioni digitali, il carichi di lavoro sempre più intensi a scapito della vita privata.

Le conseguenze sulla salute sono concrete: insonnia, ipertensione, disturbi gastrointestinali, problemi cardiaci, ansia, mal di testa, depressione, deficit immunitari.

Il problema dunque è reale e rischia di coinvolgere sempre più lavoratori che saranno affetti da nuove forme di invalidità; l’obiettivo è ridurre la possibilità che lo stress lavorativo diventi malattia professionale, incidendo sulla salute di lavoratori e manager.

A parte alcuni casi virtuosi, il rischio stress è una patata bollente per le aziende. Alcune si sono già organizzate, altre fanno fatica a capire come muoversi, anche perché la valutazione dello stress in azienda non è facile. La procedura da seguire è riportata nelle linee guida emanate dalla Commissione Consultiva dove si specifica che dal 31 dicembre 2010 le aziende devono iniziare un percorso per la valutazione di tale rischio, indicando i tempi di conclusione. Quindi un’azienda avrà la necessità di identificare i gruppi di lavoro e potrà concludere tale percorso anche dopo mesi. Come dire che si ha ancora tempo, ma bisogna dimostrare che qualcuno si sta occupando del problema in azienda, piccola o grande che sia, e dimostrare che si sta provvedendo a valutare il rischio stress all’interno della propria organizzazione lavorativa.

La mancanza di tali valutazioni potrebbe portare, in seguito ad ispezioni, a pagare multe salate e in casi limite anche al carcere perché l’omissione di un rischio all’interno di un’impresa moderna significa non aver operato in modo corretto e non aver evitato gravi conseguenze sulla salute e serie ripercussioni sulla sfera effettiva e familiare.

Ma come valutare lo stress ? Le indicazioni metodologiche ufficiali per valutare il pericolo sono disponibili solo da poche settimane sul sito del Ministero del Lavoro e sostituiscono le linee guida emanate da alcune regioni. La valutazione si articola in due fasi: valutazione preliminare e intervento correttivo.Definiti gli indicatori di rischio, si procede all’utilizzo di liste di controllo (check list) e infine alla redazione di un DVR (Documento Valutazione Rischio) come previsto dal Testo Unico 81 in modo da cercare di minimizzare, se non eliminare, gli inconvenienti derivanti. Se il problema sussiste in modo marcato, allora si procede alla pianificazione di un intervento correttivo dopo aver effettuato interviste ai lavoratori e dei focus group.

Il problema della sicurezza si compone quindi di un nuovo pezzo che và a completare il puzzle già in evoluzione; lo stress và ad affiancarsi a rumore, vibrazioni, movimentazione dei carichi, rischi chimici, biologici e fisici.

Ma cosa deve fare il datore di lavoro ? Diventa fondamentale garantire un alto livello di benessere organizzativo che permetta ai lavoratori di essere motivati, fidelizzati e soddisfatti del ruolo che rappresentano in azienda e ciò può essere ottenuto:
  • impegnandosi a monitorare costantemente i livelli di stress tra il personale;
  • identificando i fattori di stress presenti all’interno dell’azienda;
  • eseguendo una valutazione periodica dei fattori di stress;
  • garantendo l’implementazione di un sistema in grado di analizzare, valutare e rispondere agli eventuali fattori di rischio;
  • garantendo interventi ad hoc (es. azioni formative, focus group ecc.) finalizzati a diminuire costantemente i livelli di stress;
  • ascoltando eventuali richieste d’aiuto
La nuova sfida per i datori di lavoro di valutare il rischio stress deve essere affrontata tenendo conto delle dimensioni dell’azienda, utilizzando le metodologie attualmente proposte dalle istituzioni, come regioni, ex Ispesl e Ministero del Lavoro e, se non si hanno la capacità di procedere internamente all’azienda alla stesura del DVR Stress, rivolgendosi a tecnici specializzati nella Sicurezza del Lavoro.

Stress, in questo caso, per i datori di lavoro. Stress da lavoro.

L.S.

1 commento:

Ing. Loiaconi Santo ha detto...

Con grande piacere comunico che l'articolo è stato pubblicato anche da MadreTerraNews sul numero 15 Marzo 2011 a pag.8 ed è consultabile sul sito www.madreterranews.it