lunedì 21 febbraio 2011

LA SICUREZZA NEGLI APPALTI

Con la Circolare 5/2011 il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha voluto evidenziare gli aspetti degli appalti ponendo particolare attenzione su:

-   definizione di appalto e sua genuinità
- responsabilità solidale tra committente, appaltatore e subappaltatore
- sicurezza sui luoghi di lavoro oggetto di appalto

La prima questione riguarda l’individuazione dei criteri che consentono di considerare l’appalto lecito. Per tale valutazione bisogna considerare l’art.29 del D.Lgs 276/2003 secondo cui la distinzione tra appalto e somministrazione di lavoro è data dal “fare”; si ha appalto quando si fa proprio il rischio d’impresa fornendo alla committenza un’opera o un servizio, da realizzare tramite la propria organizzazione di uomini e mezzi. La somministrazione di lavoro si limita, invece, a fornire ad altri una forza lavoro da gestire secondo sistemi organizzativi diversi dai propri.
Un appalto illecito porta l’utilizzatore ed il somministratore ad una pena di 50€ per ogni lavoratore occupato e per ogni giornata lavorativa trascorsa in regime di appalto, tale pena è aumentata di 20€ se la violazione è realizzata col fine di eludere i diritti del lavoratore.
Il rispetto contrattuale del lavoratore è il secondo punto preso in esame dalla circolare.
Nel campo degli appalti pubblici si ricorda che è obbligatorio applicare e far applicare nei confronti dei lavoratori condizioni contrattuali non inferiori a quelle risultanti dai contratti collettivi di lavoro della categoria e della zona. E’ quindi da valutare opportunamente il ribasso presentato in caso di aggiudicazioni al prezzo inferiore visto che sia il costo del lavoro che i costi della sicurezza non possono essere soggetti a ribasso d’asta.
Nel campo degli appalti privati si ricorda che il committente è obbligato in solido con l’appaltatore, nonché con ciascuno degli eventuali subappaltatori, entro il limite di due anni dalla cessazione dell’appalto, a corrispondere ai lavoratori i trattamenti retributivi e i contributi previdenziali dovuti. Il limite di due anni della responsabilità del committente si estende nel caso in cui ci sia ancora un debito residuo tra committente e appaltatore in tal caso il lavoratore può richiedere il riconoscimento della retribuzione al committente che deve risponderne e scalarla dal debito presente; logicamente il committente non può rispondere per una cifra superiore al debito.
Logicamente eventuali inadempimenti retributivi e/o contributivi saranno notificati a tutti i responsabili in solido (committente, appaltatore ed eventuali subappaltatori) per permettere loro di attivare eventuali meccanismi di autotutela.
Il terzo elemento analizzato è la sicurezza sui luoghi di lavoro il cui ruolo negli appalti è ampiamente trattato dal D.Lgs. 81/2008.
Negli appalti particolare rilievo ha la progettazione di sistemi di integrazioni tra più lavoratori e più imprese esecutrici e per fare ciò il committente è tenuto a redigere un Documento Unico di Valutazione dei Rischi Interferenziali (DUVRI). Il DUVRI ha lo scopo di analizzare puntualmente le misure di prevenzione e protezione e gestire le attività di cooperazione, coordinamento e informazione reciproca delle imprese coinvolte ai fini dell’eliminazione o della riduzione dei possibili rischi legati all’interferenza delle diverse lavorazioni; in edilizia tale documento è sostituito dal Piano di Sicurezza e coordinamento (PSC). Per ottimizzare i risultati il DUVRI è consultabile dal Responsabile dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS).
Il DUVRI è anche alla base dell’informazione che deve ricevere il lavoratore per evitare situazioni in cui lo stesso opera in ambienti con rischi elevati senza esserne a conoscenza, quando opera in ambienti confinanti con luoghi a rischio o nel caso di lavori in luoghi confinati.
Oltre alla verifica della redazione del DUVRI o del PSC, in caso di appalti, bisogna valutare attentamente la qualificazione professionale dell’impresa nel campo della sicurezza; tale valutazione, al momento limitata ad un’autocertificazione del possesso dei requisiti di idoneità tecnico professionale, a breve dovrà basarsi su parametri di valutazione imposti da un D.P.R. in fase di emanazione. Stesso D.P.R. in cui sarà attivata la “patente a punti” per le imprese operanti nel settore edile e che metterà subito in evidenza eventuali carenze nel campo della sicurezza.
Ultima precisazione fatta dalla circolare 5/2011 è l’obbligatorietà del tesserino di riconoscimento per i lavoratori che operano in lavori in regime di appalto.

Scarica quì la circolare n.5/2011

L.S.


1 commento:

Ing. Loiaconi Santo ha detto...

La circolare è stata analizzata anche dal ilsole24ore. Trovate l'articolo al seguente link
http://vetrina.ilsole24ore.com/ambientesicurezza/archivio/2011/08/02%20SICUREZZA.pdf