lunedì 4 aprile 2011

RISCHI PENALI PER L'RSPP

La cassazione Penale, Sez. 4, con la sentenza n. 2814 del 27 gennaio 2011 ha rigettato il ricorso di un RSPP condannato per omissioni nella segnalazione dei fattori di rischio aziendale, ribadendo che il datore di lavoro è e rimane il titolare della posizione di garanzia ma l'RSPP può diventare corresponsabile se omette indicazioni necessarie al datore di lavoro per poter intervenire nel modo opportuno. 
L'RSPP in questione è stato chiamato a rispondere per colpe generiche e specifiche, non avendo valutato adeguatamente i rischi aziendali o meglio avendo analizzato nel DVR solo alcuni dei luoghi di lavoro consigliando per altri la chiusura. 
L'RSPP ha comunicato ai giudici che non  compete a tale figura l'obbligo di sovrintendere alle attività lavorative, controllandone lo svolgimento e che le valutazioni erano state idonee avendo indicato la chiusura di una parte del luogo di lavoro impedendone l'accesso. 
I giudici hanno invece evidenziato che la responsabilità dell'imputato risiede nella negligente sottovalutazione dei rischi e nell'imperizia dimostrata attraverso rimedi nel tutto inidonei come evidenziato nel DVR.
"In proposito, si rileva che la sentenza non pone in discussione il principio che il responsabile del servizio di prevenzione e protezione (RSPP) che non è titolare di alcuna posizione di garanzia rispetto all'osservanza della normativa antinfortunistica e che lo stesso opera, piuttosto, quale consulente in tale materia del datore di lavoro, il quale è [e rimane] direttamente tenuto ad assumere le necessarie iniziative idonee a neutralizzare le situazioni di rischio. In effetti, la designazione del RSPP, che il datore di lavoro è tenuto a fare a norma dell'articolo 31 del D.Lgs 81/08 [individuandolo, ai sensi del successivo articolo 32, tra persone i cui requisiti siano "adeguati alla natura dei rischi presenti sul luogo di lavoro e relativi alle attività lavorative"], non equivale a delega di funzioni utile ai fini dell'esenzione del datore di lavoro da responsabilità per la violazione della normativa antinfortunistica, perché gli consentirebbe di trasferire ad altri - il delegato - la posizione di garanzia che questi ordinariamente assume nei confronti dei lavoratori."
"Anche l'RSPP, che pure è privo dei poteri decisionali e di spesa [e quindi non può direttamente intervenire per rimuovere le situazioni di rischio], può essere ritenuto (cor)responsabile del verificarsi di un infortunio, ogni qualvolta questo sia oggettivamente riconducibile ad una situazione pericolosa che egli avrebbe avuto l'obbligo di conoscere e segnalare, dovendosi presumere che alla segnalazione avrebbe fatto seguito l'adozione, da parte del datore di lavoro, delle necessarie iniziative idonee a neutralizzare detta situazione"
"Ne consegue che il responsabile del servizio di prevenzione e protezione qualora, agendo con imperizia, negligenza, imprudenza o inosservanza di leggi e discipline, abbia dato un suggerimento sbagliato o abbia trascurato di segnalare una situazione di rischio, inducendo, così, il datore di lavoro ad omettere l'adozione di una doverosa misura prevenzionale, risponderà insieme a questi dell'evento dannoso derivatone, essendo a lui ascrivibile un titolo di colpa professionale che può assumere anche un carattere addirittura esclusivo ... Tra i compiti del RSPP, dettagliati dalla richiamata normativa, rientra anche l'obbligo dell'individuazione dei fattori di rischio e delle misure da adottare per la sicurezza e la salubrità dell'ambiente di lavoro."
Nello specifico della causa in oggetto i lavoratori per alcune lavorazioni erano obbligati ad invadere gli spazi preclusi e, inoltre, gli stessi giudici precisano che "per ambiente di lavoro deve intendersi tutto il luogo o lo spazio in cui l'attività lavorativa si sviluppa ed in cui, indipendentemente dall'attualità dell'attività, coloro che siano autorizzati ad accedere nel cantiere e coloro che vi accedano per ragioni connesse all'attività lavorativa, possono recarsi o sostare anche in momenti di pausa, riposo o sospensione del lavoro."
"Quanto alla assenza di poteri di intervento dell'imputato, diretti all'adozione di misure prevenzionali ed al rispetto delle stesse da parte dei lavoratori, in quanto di esclusiva competenza del datore di lavoro, le cui conseguenze non sarebbero pertanto ascrivibili all'imputato, i giudici di merito hanno esattamente evidenziato che la responsabilità dell'RSPP non si fonda su tali profili ma sulla inadeguatezza delle misure suggerite e sulla ignoranza per negligenza del ciclo produttivo."

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L.S. 

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