martedì 5 luglio 2011

MORTI BIANCHE 2010. RAPPORTO DEFINITIVO INAIL

Ancora in calo gli infortuni sul lavoro in Italia nel 2010, anche se in misura molto più contenuta rispetto al 2009. La fotografia al 30 aprile 2011 conferma le stime preliminari effettuate a ridosso della chiusura dell’anno: 15mila infortuni in meno nel 2010 rispetto al 2009 e un numero di decessi che nel nostro Paese, per la prima volta dal dopoguerra, scende sotto i mille casi. 
In sintesi: 980 morti sul lavoro, in calo del 6,9 per cento rispetto ai 1.053 dell’anno precedente;775mila infortuni avvenuti e denunciati all’INAIL, in calo dell’1,9 per cento rispetto ai 790mila del 2009.
Il calo nel 2010 non rappresenta un risultato scontato, nonostante il trend in diminuzione già osservato negli ultimi anni. Il confronto, infatti, è con il 2009, un anno di calo record per gli infortuni, dovuto anche al picco della grave crisi economica e occupazionale che ha colpito l’Italia e il mondo intero. Il calo infortunistico 2009-2008 ( -9,7%) si presentava comunque come la diminuzione più alta dell’ultimo quuindicennio, anche stimando in circa un terzo della diminuzione complessiva il contributo della crisi occupazionale.
Era piuttosto da temere che per una sorta di “effetto-rimbalzo” la contrazione si risolvesse in una ripresa del fenomeno infortunistico, con un riallineamento ai livelli più consolidati degli anni precedenti.
Così non è stato e la diminuzione degli infortuni nel 2010 dell’1,9 per cento, pur in un
certo perdurare della crisi, rappresenta un risultato di particolare rilievo e si può comunque stimare che il calo “reale” (al netto dell’effetto della perdita di quantità di lavoro svolta) sia stato superiore all’1% per gli infortuni in generale e al 6% per quelli mortali.

• In queste cifre non rientrano gli infortuni dei cosiddetti lavoratori “in nero” di cui l’INAIL non viene a conoscenza. L’Istat ha recentemente diffuso le stime per il 2009 del lavoro sommerso: quasi 3 milioni di unità di lavoro. Partendo da questi dati, gli infortuni dei lavoratori in nero vengono periodicamente stimati anche dall’INAIL. Per il 2009 si tratta di circa 165mila infortuni “invisibili” rientranti, per lo più, in un range di gravità medio-lieve (175mila era stata l’analoga stima per il 2006).

Un primo, importante, distinguo è costituito dalla modalità dell’evento, individuando i casi “in occasione di lavoro” (avvenuti all’interno del luogo di lavoro, nell’esercizio effettivo dell’attività) e quelli “in itinere” (verificatisi al di fuori del luogo di lavoro, nel percorso casa-lavoro-casa e causati nella maggior parte dei casi, ma non esclusivamente, dalla circolazione stradale). Questi ultimi hanno conosciuto nel 2010 la riduzione maggiore (-4,7%). Contenuta invece all’1,5% la riduzione degli infortuni “in occasione di lavoro”, che rappresentano circa il 90% del complesso delle denunce.
Da segnalare la recrudescenza (+5,3%) degli infortuni occorsi ai lavoratori per i quali la strada rappresenta l’ambiente di lavoro ordinario (autotrasportatori merci, autotrasportatori di persone, rappresentanti di commercio, addetti alla manutenzione stradale, ecc.). I casi sono passati dai 50.969 del 2009 ai 53.679 del 2010, il valore più alto dal 2005, primo anno di rilevazione strutturale e completa del dato.
L’analisi settoriale mostra che il calo si concentra in Agricoltura (-4,8%) e nelle attività industriali (-4,7%), mentre nei Servizi si riscontra un lieve aumento (+0,4%). Tra le attività industriali, più colpite dalla crisi economica, le Costruzioni si distinguono per un elevato calo degli infortuni (-12,4%) a fronte di un andamento occupazionale non particolarmente penalizzante (-0,7%);

Nei Servizi la mancata diminuzione degli infortuni è da ascrivere praticamente a tre settori: il Personale addetto ai servizi domestici (colf e badanti, +25,6%), l’Istruzione (+17,7%) e, più consistente in termini assoluti (quasi 1.500 casi in più rispetto al 2009), gli Altri servizi pubblici (in cui rientrano, ad esempio, lo smaltimento-rifiuti e le lavanderie) col +4,0%.
Il 2010 fa registrare una diminuzione sensibile dei decessi in tutti i rami di attività: Agricoltura (-10,2%), Industria (-9,7%) e Servizi (-3,0%).
Tra i settori più rilevanti, una riduzione molto elevata (-37,8%, 28 decessi in meno) si è verificata nella Metallurgia e nel Commercio (-26,3%, 26 in meno), col dato delle Costruzioni (-6,1%, 14 in meno) allineato al valore generale (-6,9%). In aumento viceversa le vittime occupate nei Trasporti (+9,8%, 12 in più rispetto al 2009).
Il calo registrato ha interessato tutte le aree del Paese, ma in maniera crescente dal Nord al Sud (dal -1,3% del Nord-Ovest al -3,2% del Mezzogiorno passando per il -1,6% del Nord-Est e il -1,8% del Centro), quest’ultimo più penalizzato degli altri dal calo occupazionale (-1,5% contro il -0,7% nazionale). I risultati più significativi in Piemonte (-3,6%), Veneto (-2,5%) e Campania (-6,5%). Nel Nord continua a concentrarsi il 60% degli infortuni, trattandosi d’altronde del territorio a maggiore densità occupazionale (52% degli Occupati nazionali nel 2010). Le Regioni con maggior numero di denunce di infortunio si confermano Lombardia (133mila casi), Emilia Romagna (106mila) e Veneto (87mila), che concentrano da sole il 42% dell’intero fenomeno.





La diminuzione del 6,9% delle morti sul lavoro è sintesi del forte calo al Nord-Ovest (-15,2%, 41 vittime in meno), al Centro (-9,5%) che recupera sul sensibile aumento fatto registrare lo scorso anno, al Mezzogiorno (-5,5%) e, infine, dell’aumento, pari al 3,7% (8 decessi in più) del Nord-Est.
Infine il fenomeno delle malattie professionali con un ulteriore boom di denunce nel 2010, con un +22% rispetto al 2009.
La crescita si è fatta esponenziale nell’ultimo biennio con varie motivazioni, che non riguardano il peggioramento della salubrità sui luoghi di lavoro. Ad esempio, una più matura consapevolezza raggiunta da lavoratori e datori di lavoro rispetto al fenomeno,
con correlata emersione delle cosiddette malattie “perdute”. Le numerose iniziative di formazione/informazione intraprese dall’INAIL e dagli altri operatori pubblici e privati del settore hanno certamente contribuito in tal senso.
Inoltre nelle nuove tabelle delle malattie professionali trovano posto anche le malattie muscolo-scheletriche causate da sovraccarico biomeccanico. Tali patologie sono diventate negli ultimi anni anche in Italia la prima causa di malattia professionale, e costituiscono per il 2010 quasi il 60 per cento delle denunce.
In aumento anche le malattie da amianto, mentre sono ancora sottostimati i dati relativi ai tumori di origine professionale, data l’obiettiva difficoltà nel ritrovarne il nesso causale.
Inoltre la difficile situazione e talvolta anche la precarietà delle condizioni di lavoro hanno portato ad innescare in alcuni lavoratori malesseri e disagi psicologici, fino a dar luogo, in alcuni casi, a vere e proprie malattie, definibili sinteticamente come “disturbi psichici da stress lavoro-correlato”. Nel 2010 sono state presentate 500 denunce, ma si tratta secondo l’INAIL di un fenomeno ampiamente sottostimato.


 

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