martedì 10 luglio 2012

LA ATTIVITA' DI TRAINO E SPINTA

Nei vari contesti lavorativi e nei comparti industriali è frequentissima la movimentazione di materiali e oggetti con carrelli; nel settore della grande distribuzione è di fondamentale supporto alla logistica ed diffusissimo nel settore sanitario, dove letti, barelle e carrozzine sono provvisti di ruote.
In Italia, per ragioni storiche, si è assegnato all’esposizione al rischio da sovraccarico biomeccanico per compiti che prevedono il traino o la spinta un posto minore rispetto ad altre movimentazioni manuali. Eppure, le movimentazioni dei carichi in traino o spinta presentano diversi aspetti di rischiosità.


Basti pensare al fatto che tipicamente si movimentano oggetti molto ingombranti e che hanno un peso rilevante. Un carrello portavivande in un ospedale ha un peso che può raggiungere a pieno carico i 300 Kg. Nella produzione metalmeccanica i carrelli dei semilavorati e dei materiali di produzione sono spesso superiori ai 500 Kg. Un pallet dell’acqua che troviamo nei supermercati ha un peso che varia, a secondadella composizione del pallet, tra i 600e gli 800 Kg.
Le attività di traino e spinta si inquadrano nel contesto generale delle movimentazioni manuali dei carichi e la gestione del rischio da esse derivanti è demandato alle indicazioni e alle metodologie presenti nella norma internazionale UNI ISO 11228 parte 2.
Durante le attività di traino o spinta, la struttura muscolo-scheletrica deve esercitare una forza per iniziare, mantenere o variare il moto del carico che si movimenta.
Questa forza, tipicamente, è esercitata dalle mani che utilizzano un’apposita maniglia o supporto. La compressione del rachide avviene perché le forze applicate dalle mani devono essere controbilanciate dalla colonna vertebrale. Quando il rachide si comprime, il cuscinetto intervertebrale può esercitare una forte pressione sulle guaine che lo contengono. Con il perdurare dello sforzo si possono produrre disturbi e, nei casi più gravi, vere e proprie patologie (ernie discali).


La metodologia




Durante un’attività di traino o spinta intervengono forze che si oppongono al moto che si vuole indurre e che determinano lo sforzo dell’operatore che effettua la movimentazione. Tali forze sono di due tipi: le forze di attrito e le forze di inerzia.
La valutazione del rischio è affidata al Metodo UNI ISO 11228-2 e deve essere effettuata con l’ausilio di un dinamometro, che permette di misurare le forze applicate durante la movimentazione. Le due forze da misurare sono quella “massimale” (che tipicamente è applicata per mettere in movimento il carico) e quella “media di mantenimento” (che serve a mantenere il carico in movimento).
La misurazione deve avvenire nelle stesse condizioni di lavoro abituali e, onde evitare imprecisioni dovute alla diversa utilizzazione dei carichi, deve essere effettuata più volte, possibilmente da operatori diversi.


Oltre alla forza esercitata, è necessario considerare:

  • la tipologia di movimentazione: traino o spinta;
  • l’altezza delle mani;
  • la distanza percorsa in metri lineari di spinta o traino;
  • la frequenza delle azioni di spinta/traino, sia iniziale sia di mantenimento;
  • le caratteristiche della popolazione lavoratrice.


La norma UNI ISO 11228-2 propone due metodologie di valutazione.
Il metodo 1 permette di effettuare uno screening del rischio e si basa sul confronto tra le forze esercitate e i limiti di forza raccomandati per le azioni di spinta e traino.
Tali valori raccomandati sono tabulati e si riferiscono a varie distribuzioni di popolazione lavoratrice. Il risultato della valutazione con il metodo 1 è un indicatore sintetico della condizione di accettabilità o inaccettabilità del rischio per la popolazione in esame.
Il metodo 2 utilizza un approccio specializzato alla stima del rischio per attività di traino o spinta e consente di definire accuratamente il relativo indice di esposizione.
Anche in questo caso, l’indice di rischio è determinato dal confronto tra le forze effettivamente esercitate e quelle raccomandate.
Queste ultime sono determinate in funzione delle caratteristiche specifiche della popolazione lavoratrice e del compito specifico.
La determinazione delle forze raccomandate (o accettabili) è effettuata a partire dall’individuazione dei limiti di forza muscolari e scheletrica. Il risultato è un indicatore a 3 fasce in cui è rappresentato il livello di esposizione al rischio per la popolazione lavoratrice in esame.


Il dinamometro


Le forze che devono essere superate sono le forze di attrito e le forze di inerzia. L’attrito dipende dalla geometria e dalla natura delle superfici a contatto.
L’inerzia non dipende dall’attrito, ma dalla massa e dall’accelerazione che vengono impresse all’oggetto. L’utilizzo del dinamometro diventa allora fondamentale per la misurazione delle forze esercitate. A differenza di una comune bilancia, che misura solo le forze di compressione derivanti dal peso di un oggetto o dal nostro corpo, il dinamometro è in grado di misurare le forze esercitate in qualunque direzione.
La caratteristica principale dei dinamometri elettronici di ultima generazione è quello di riuscire a registrare il tracciato delle forze esercitate ed, eventualmente, associarlo a un filmato del compito lavorativo.
I vantaggi che ne derivano sono molteplici.
I principali sono i seguenti:
  1. i dati registrati costituiscono una prova inconfutabile delle reali forze esercitate durante la movimentazione;
  2. l’analisi del tracciato delle forze permette di individuare istantaneamente le criticità della movimentazione e di intervenire efficacemente nella ri-progettazione;
  3. l’utilizzo del software dedicato permette di effettuare in tempi brevi l’analisi del compito e di emettere il documento di valutazione del rischio specifico.
Questi vantaggi hanno permesso a decine di aziende di ridurre l’esposizione al rischio con semplici interventi come la rimozione di ostacoli, l’eliminazione delle disconnessioni del pavimento, l’eliminazione di curve nei percorsi, l’adeguamento delle ruote, e così via.

Studiare il percorso


Una fase importante nella valutazione del rischio nelle attività da traino e spinta è quella dell’analisi del percorso.
Molto spesso, infatti, i fattori di rischio derivano dalla presenza di caratteristiche sfavorevoli nel tragitto che il lavoratore deve effettuare. Anche in relazione al peso del carico movimentato, molto spesso, le disconnessioni nel pavimento rappresentano una criticità. Tra le principali ricordiamo: presenza di dossi o cunette; presenza di salite o discese; presenza di ingombri; pavimentazione non regolare; superamento di soglie; operazioni di precisione.

Applicare le forze correttamente

La mancanza di formazione e addestramento dei lavoratori aumenta l’esposizione al rischio e non favorisce la consapevolezza della corretta modalità di movimentazione dei carichi. Ad esempio, durante la movimentazione dei carrelli l’operatore tende naturalmente ad assumere un’andatura che sia quella del passo normale. Questo porta, soprattutto all’inizio della movimentazione, a effettuare strappi e a impiegare una forza superiore a quella necessaria affinché l’oggetto inizi a muoversi. La presenza di tali picchi di forza, necessari a superare l’inerzia, produce un aumento dell’indice di esposizione e può produrre microlesioni a carico del rachide.
La formazione dovrebbe insistere particolarmente sull’eliminazione di tali atteggiamenti, anche perché, in merito al miglioramento del tempo di esecuzione del compito, il loro contributo è praticamente nullo.




Conclusioni

L’esposizione al rischio per attività di traino e spinta è molto diffusa in diversi contesti lavorativi, ma spesso è ancora sottovalutata. L’utilizzo del dinamometro permette di effettuare una valutazione accurata ed è il presupposto fondamentale per la ri-progettazione del compito.
L’applicazione delle forze dovrebbe essere sempre graduale, onde evitare la presenza di picchi non necessari. Studiare il percorso, eliminando le criticità, riduce l’indice di rischio, permettendo una movimentazione più fluida.

Raffaele Di Benedetto
direttore Centro Italiano di Ergonomia



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