martedì 5 marzo 2013

ILLECITO IL CLICK-DAY 2011


Il Tar Lazio ha dichiarato illegittimo il click day Inail del 12 gennaio 2011 per l’assegnazione dei fondi per il finanziamento di progetti volti a migliorare i "livelli di salute e sicurezza sul lavoro" da parte delle imprese, fissando un risarcimento di 3.100 euro per il “danno emergente” dovuto alle spese di partecipazione. Quel giorno il sistema si bloccò per alcuni minuti e alla ripresa i fondi erano andati esauriti e così il sito venne chiuso. Un decisione illegittima, secondo il tribunale, in quanto la procedura “valutativa a sportello” prevede comunque l’accoglimento di tutte le domande che successivamente devono essere sottoposte ad una verifica.

In totale da assegnare c’erano 60 milioni di euro ma la questione decisa riguarda soltanto la Campania a cui spettavano poco più di 5milioni di euro.

I motivi di ricorso
Due i motivi di ricorso: l’illegittimità dell’avviso pubblico emesso nel 2010 dall’Inail ed il mancato funzionamento del sistema informatico che nella fase di apertura dello sportello telematico, “crollava” (secondo l’Inail dalle 14,03 alle 14,09; secondo i ricorrenti dalle 13,50/13,55 circa alle 14,20/14,25) e alla ripresa, come detto, i fondi della Regione risultavano in pochi minuti già completamente esauriti.

La chiusura illegittima dello sportello
Il Tar ha accolto il primo motivo ritenendo assorbito il secondo. La procedura prevedeva, infatti, che l’invio telematico “determinasse la prenotazione della somma richiesta, la corrispondente diminuzione dello stanziamento regionale, l’attribuzione da parte del sistema di un numero progressivo di domanda in ordine cronologico e il rilascio della ricevuta”. Nell’avviso pubblico era inoltre stabilito che a seguito dell’esaurimento dello stanziamento, già in sede di invio telematico delle domande, lo “sportello” sarebbe stato chiuso (anche prima del normale orario, le 18,00 del 14 febbraio 2011) e le domande non sarebbero state più accettate. “Ma - osserva il Tar - non è questo ciò che il legislatore prescrive, nell’art. 5 comma 3 del ripetuto D.Lgs. n. 123/98, per la procedura a sportello” che è appunto quella indicata nell’avviso pubblico. Questo tipo di procedura, infatti, “essendo valutativa e non automatica, postula lo svolgimento di un’attività istruttoria, benché non una valutazione comparativa a graduatoria”.

Il percorso corretto
“Non vi è dunque supporto normativo a giustificazione della scelta operata – spiega il tribunale - posto che l’ordine cronologico rileva, secondo la legge, per la concessione del beneficio e non per la ricevibilità della domanda a prescindere dalla sua istruttoria”. Difatti, il legislatore ha disegnato il seguente percorso procedurale: presentazione delle domande; istruttoria secondo l’ordine cronologico delle domande stesse, assegnazione secondo lo stesso ordine cronologico.

In definitiva l’Inail avrebbe dovuto ammettere tutte le domande pervenute, senza limitarle alla capienza dello stanziamento; quindi procedere all’istruttoria secondo l’ordine cronologico e una volta raggiunto il limite dei fondi disponibili (ma in corso di istruttoria e non prima del suo inizio) comunicarlo agli interessati.

Invece, l’Istituto ha limitato l’istruttoria alle prime domande ricevute (che avevano teoricamente esaurito i fondi da erogare) non consentendo quindi alle imprese successive in ordine cronologico di registrazione di vedersi ammettere all’istruttoria in caso di mancata concessione del contributo “prenotato” dalle imprese registrate cronologicamente in posizione poziore.

La declaratoria di illegittimità
Il Collegio,  ai sensi dell’articolo 34, comma 3, del Cpa, si è limitato alla “mera declaratoria di illegittimità degli atti senza però disporne l’annullamento che “allo stato non risulta più utile per i ricorrenti” e che comunque sarebbe risultato, ai sensi dell’articolo 2058, comma 2, Cc, eccessivamente oneroso per l’Amministrazione.

Il risarcimento del danno emergente
Per cui passando alla quantificazione del danno, il tribunale ha riconosciuto alla parte ricorrente “in linea di massima il risarcimento del danno emergente subìto per spese di partecipazione alla procedura” nella misura di 600,00 euro per ciascun ricorrente quale rimborso forfettario di spese e il costo di 2.500,00 euro per il noleggio della piattaforma informatica e assistenza tecnica.

Non spetta invece il danno per il lucro cessante prospettato “del tutto genericamente”  e neppure quello da perdita di chance, per il cui riconoscimento si richiede “una probabilità di successo molto significativa” che la giurisprudenza riconosce in misura talora maggiore al 50% sulla base di elementi forniti dal danneggiato. Cosa non avvenuta in questo caso e neppure probabile, osserva il Tar, considerato che le domande presentate nella Regione Campania erano in numero elevatissimo (2074). 


Fonte:IlSole24Ore

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