lunedì 8 aprile 2013

166MILA VIOLAZIONI E 176MILIONI DI SANZIONE

Ben 500mila aziende grandi e piccole setacciate e ispezionate e quasi 650mila ispezioni sul campo. Con un "bottino" che si riassume in due numeri: 166mila violazioni riscontrate e sanzioni pecuniarie per un importo totale di 176 milioni. Le asl, attraverso le Regioni, presentano il conto dell'attività di prevenzione e di accertamento delle norme sull'attuazione della sicurezza nei luoghi di lavoro. Un risultato di un triennio di attività, dal 2009 al 2011, riassunto in un rapporto appena consegnato dalla conferenza delle Regioni. Risultati lusinghieri, secondo i governatori. Anche perché in tre anni s'è registrato un calo del 35% degli infortuni sul lavoro e una diminuzione del 60% degli infortuni mortali.

Ma ancora di sicuro non basta, dicono i governatori. Anzi, c'è ancora molto, forse troppo da fare per vincere la sfida. Dal rischio del lavoro nero agli interventi nei due settori che si confermano i più pericolosamente esposti: edilizia e agricoltura. Insomma: sulla sicurezza-lavoro serve un nuovo e profondo sforzo istituzionale complessivo, è il messaggio. In particolare, serve una regìa nazionale e una vera e propria «mappa» territoriale.

Cinque fattori di rischio
I principali problemi aperti, avverte il rapporto regionale, si possono riassumere in cinque punti. Il primo, e programmaticamente decisivo: serve una mappatura dei rischi sul territorio per la prevenzione delle malattie professionali. Il secondo: le azioni dei piani regionali non bastano, sono quasi tasselli isolati dal mosaico complessivo: per questo, vanno coordinate tutte le azioni di prevenzione tra le Regioni e lo Stato. Terza azione: va superata la disomogeneità territoriale sull'applicazione dell'obiettivo del «Patto» per la salute di sicurezza nei luoghi di lavoro. Quarta azione: incrementare la diffusione del sistema di sorveglianza delle malattie professionali secondo l'apposito modello (cosiddetto «Malprof») che attualmente è operativo soltanto in 14 Regioni che viene utilizzato dalle asl per l'attribuzione dell'eventuale nesso di causa in funzione delle informazioni disponibili sull'anamnesi lavorativa e sulla qualità delle diagnosi. Quinto punto: dare fondo alla lotta contro il lavoro irregolare. E già, perché proprio il lavoro nero – e qui entrano in gioco i settori più a rischio dell'edilizia e dell'agricoltura – rappresenta la prima sfida operativa da vincere nella sicurezza sul lavoro.

Fronte comune Stato-Regioni
«Il lavoro da svolgere resta ancora lungo e impegnativo» afferma il rappresentante dei governatori, Vasco Errani (Emilia Romagna), nella presentazione del rapporto. Allo stesso tempo, Errani indica la direzione di marcia comune tra le4 istituzioni che va intrapresa con rapidità: «È necessario – afferma – sostenere l'azione regionale e quella delle aziende sanitarie locali al fine di consolidare i risultati ottenuti e di realizzare gli interventi che consentano una ulteriore e significativa riduzione degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali». Il tutto, conclude Errani, con quella «leale collaborazione» tra e Regioni che «costituisce il volano delle politiche attive in materia». Un richiamo alla «leale collaborazione» tra Stato e periferia che è da tempo il leit motiv delle Regioni nei loro spesso tempestosi rapporti con i tutti i Governi, di qualsiasi colore politico. E che ora viene rilanciato anche per un un tema, quello della sicurezza sul lavoro, che è da sempre molto caro al capo dello Stato, Giorgio Napolitano, che ne ha fatto ripetutamente materia di denuncia nei suoi interventi pubblici, fino a spingere per arrivare alla riforma del decreto legislativo del 2008.

Tra illegalità e rischi
I risultati positivi elencati dal rapporto non mancano. Come quello, oltre all'aumento delle ispezioni e al calo degli infortuni, del superamento ormai dal 2009 della soglia del controllo di almeno il 5% delle unità locali con dipendenti o equiparati: ormai le verifiche superano stabilmente il 6,6% delle unità lavorative censite.
Ma qualche dato positivo non può certo far dimenticare la vastità e la gravità dei problemi ancora da affrontare sul fronte della sicurezza sui luoghi di lavoro, non può non ammettere il rapporto regionale. Nel mirino dev'esserci in maniera permanente il controllo dell'illegalità e del lavoro. In merito al quale si mette in guardia anche sul versante del corretto andamento dell'economia: il lavoro nero, si afferma infatti, «introduce un elemento di concorrenza sleale nei confronti delle aziende vituose». Ma per affrontarlo serve anche la semplificazione delle norme, senza ridurre i livelli di tutela, per adeguarle pure alle necessità delle piccole e piccolissime imprese, la parte preponderante del sistema produttivo e oggi particolarmente aggredite dallo tsunami della crisi.


Fonte: Impresa&Territorio de IlSole24Ore

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