martedì 4 giugno 2013

APPELLO PROCESSO ETERNIT

Abbracci e lacrime, composti e silenziosi, le primissime reazioni dall'aula alla lettura della sentenza. L'imprenditore elvetico Stephan Schmidheiny, imputato a Torino nel processo Eternit sulle vittime dell'amianto è stato condannato a 18 anni di reclusione per disastro doloso. In primo grado era stato condannato a 16 anni. La Corte ha anche disposto provvisonali per 20 milioni di euro alla Regione Piemonte e di oltre 30,9 milioni per il comune di Casale Monferrato.    
DUE IN PIÙ - «In parziale riforma» della sentenza di primo grado, dunque due anni in più rispetto alla pena inflitta in primo grado, sono stati inflitti al magnate svizzero di 66 anni, unico imputato rimasto al processo Eternit dopo la morte, avvenuta il 21 maggio scorso, del barone belga Louis De Cartier De Marchienne, a 92 anni. In ogni caso, non avrebbe commesso il fatto prima del 1966. Il giudice Alberto Oggè ha anche stabilito la revoca nei suoi confronti delle sanzioni accessorie e civili, e di quelle civili per la Etex. Entrambi, Schmidheiny e De Cartier De Marchienne, erano stati condannati a 16 anni, il 13 febbraio 2012, per disastro doloso permanente e omissione dolosa di misure antinfortunistiche. Il pg Raffaele Guariniello aveva chiesto 20 anni di pena.
L'industriale svizzero Stephan Schmidheiny in una immagine di archivio (Ansa)
BAGNOLI E RUBIERA - Per quanto riguarda Schmidheiny, invece, il giudice ha stabilito che il periodo in cui gestì la Eternit va dal giugno del '76, per gli stabilimenti di Casale (Alessandria), Cavagnolo (Torino) e Bagnoli (Napoli) e dall'80 per quello di Rubiera (Reggio Emilia), e arriva fino al giugno dell'86 per Casale e Cavagnolo, fino all'85 per Bagnoli, fino all'84 per Rubiera. L'imputato è stato quindi assolto per il periodo che va dal giugno del '66 al '76 per non aver commesso il fatto. Resta penalmente responsabile per gli anni seguenti. La lettura del dispositivo è proseguita con l'elenco dei risarcimenti alle numerose parti civili. 
LE REAZIONI - In prima fila tra i parenti delle vittime Romana Blasotti Pavesi, presidente dell'Afeva, Associazione familiari e vittime dell'amianto, di Casale Monferrato. A causa dell'amianto, la signora Blasotti, 84 anni, ha perso cinque familiari, tra cui marito e figlia. «Sono stravolta dalla stanchezza, ma finchè posso vado avanti». L'anziana ha avuto un malore al momento della lettura della sentenza. «Pensavo fosse stato assolto», spiega l'anziana, che si è subito ripresa. Prima della lettura della sentenza una tuta da operaio dell'Eternit è stata donata al pm Raffaele Guariniello da un ex operaio della fabbrica di Casale Monferrato: il 67enne Pietro Condello, presenza assidua a tutte le udienze del processo d'appello.
GUARINIELLO - Il pm torinese Raffaele Guariniello definisce questa sentenza «un inno alla vita. È un sogno di giustizia che si avvera. Speriamo che si avveri anche a Taranto (riferendosi al caso Ilva, ndr) e in tutti i Paesi del mondo in cui si continua a usare l'amianto». Poi ha aggiunto: «Non è che uno sia mai contento delle sentenze di condanna ma questa è un grande messaggio lanciato al nostro Paese e ai Paesi di tutto il mondo».
Fonte: CorrieredellaSera.it
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Il magnate svizzero Stephan Schmidheiny è stato condannato oggi a 18 anni di carcere, due anni in più della sentenza di primo grado, nel processo d’appello per la vicenda Eternit che lo vedeva imputato per disastro ambientale.
Schmidheiny, ex alto dirigente dell’azienda, era stato condannato in primo grado a 16 anni per disastro ambientale doloso e omissione dolosa di cautele antinfortunistiche negli stabilimenti italiani del gruppo, dove si lavorava amianto, materiale altamente cancerogeno.
Nella sua requisitoria del marzo scorso il pm Raffaele Guariniello aveva chiesto 20 anni per Schmidheiny e per il barone belga Louis De Cartier, poi deceduto alcune settimane fa. Per De Cartier i giudici si sono pronunciati per l’assoluzione per alcuni dei capi d’accusa, mentre per gli altri hanno dichiarato il non luogo a procedere data la morte dell’imputato.
Alla Eternit spa è attribuita, a partire dagli anni Cinquanta, la morte di quasi 3.000 persone - tra operai e abitanti delle zone vicine a quattro stabilimenti italiani.
La Corte d’Appello di Torino, con la sentenza, ha accordato al Comune di Casale Monferrato una somma che ammonta a 30,9 milioni di euro. Nella città della provincia di Alessandria la multinazionale dell’amianto aveva il suo stabilimento italiano più importante, e il numero delle vittime è più elevato che altrove. Alla Regione Piemonte, che si era costituita parte civile, i giudici hanno invece riconosciuto un risarcimento di 20 milioni di euro.
Inoltre, ammontano a 89 milioni gli indennizzi che la Eternit dovrà versare a titolo di provvisionale (vale a dire come acconto sul risarcimento vero e proprio) alle parti civili del maxi processo che si è concluso oggi a Torino. A ciascuna delle 932 persone fisiche (malati o parenti di persone decedute) citate nel documento sono stati destinati 30 mila euro. Le somme dovranno essere pagate dall’imputato, Stephan Schmidheiny, e dai responsabili civili Anova, Becon e Amindus, società della galassia Eternit.
L’Osservatorio Nazionale Amianto commenta: «Quella di Torino è una sentenza incoraggia la battaglia delle vittime dei familiari e delle persone oneste per un mondo migliore senza amianto e senza quella sete di profitto cui sacrificare vite umane». E annuncia che «proseguirà la sua battaglia per avere giustizia per le altre vittime, quelle di Napoli, come quelle di Siracusa, come di ogni altra parte d’Italia cadute per via delle fabbriche di Eternit lì presenti, così come nei confronti di ogni altro responsabile».
«Sono stravolta dalla stanchezza, ma finché posso vado avanti». Romana Blasotti, 84 anni, commenta così la condanna all’imprenditore elvetico Stephan Schmidheiny. L’anziana, che ha visto morire di tumore cinque parenti, tutti lavoratori alla Eternit, ha avuto un malore al momento della lettura della sentenza. «Pensavo fosse stato assolto», spiega l’anziana, che si è subito ripresa.
Il primo commento dell’avvocato Astolfo Di Amato, difensore dell’imprenditore svizzero è stato: «Sono indignato». Il legale si riferisce al fatto che, tra l’altro, l’imputazione è cambiata più volte nel corso del procedimento. «Adesso - osserva - quale imprenditore straniero investirà in Italia? Schmidheiny investì molto sulla sicurezza, spese 75 miliardi dell’epoca e non ne ebbe profitto. Ora è stato condannato 18 anni. È un incentivo?».
Ai giornalisti che gli facevano presente che nell’Eternit bis la Procura sta meditando di contestare l’omicidio volontario, l’avvocato Di Amato ha detto: «Non ci meravigliamo più di nulla».
«Questa sentenza è un inno alla vita, è un sogno che si avvera». È il commento a caldo del pm Raffaele Guariniello sulla sentenza d’appello del processo Eternit. «È un punto di riferimento per tutte le cause di disastro ambientale» secondo il pm che ha coordinato l’accusa e la condanna inflitta oggi al magnate svizzero Stephan Schmidheiny, «può aprire prospettive anche per l’Iva di Taranto, per la Francia (dove sono aperte altre cause sugli effetti dell’amianto sulla salute, ndr) e per altri casi simili in Italia e nel Mondo».
Guariniello si dice «soddisfatto» anche del fatto che «sia stato ampliato il raggio delle responsabilità anche agli stabilimenti di Bagnoli e Rubiera, che in primo grado erano invece state escluse». «Non è un azzardo sognare - conclude il magistrato - quando la posta in palio è la tutela dell’uomo e della salute».
Fonte: Il Secolo XIX

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