giovedì 11 luglio 2013

STRATEGIA PER LA SICUREZZA

Come ribadito in più occasioni dal Ministro del Lavoro Enrico Giovannini, la materia della salute e sicurezza sul lavoro costituisce un elemento centrale delle politiche nazionali e la riduzione degli indici degli infortuni e delle malattie professionali un obiettivo prioritario dell’azione di Governo.
All’insediamento del nuovo Ministro, le strutture del Ministero del Lavoro hanno avuto modo di fornire al professor Giovannini informazioni aggiornate rispetto all’attuazione del Testo Unico di salute e sicurezza sul lavoro, descrivendo, innanzitutto, un quadro sostanzialmente positivo quanto alla realizzazione dell’impianto istituzionale disegnato dal d.lgs 81/2008, e successive modifiche e integrazioni.

In particolare, è stato segnalato al Ministro come siano stati costituiti e funzionino costantemente sia il Comitato per l’indirizzo e la valutazione delle politiche attive e passive per il coordinamento nazionale delle attività di vigilanza in materia di salute e sicurezza sul lavoro (art. 5 d.lgs. 81/2008), sia la Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro (art. 6).
Nel primo degli organismi citati, Stato e Regioni hanno discusso e stanno discutendo di temi di grande rilevanza per la programmazione – in un’ottica di uniformità di comportamenti – delle rispettive attività di prevenzione, quali i piani nazionali per la vigilanza o i piani nazionali per settori a particolare rischio infortunistico (per ultimi, edilizia e agricoltura).
Nel secondo, organo tripartito avente sede presso il Ministero del Lavoro, composto da rappresentanti delle Amministrazioni centrali dello Stato, delle Regioni, delle organizzazioni
datoriali e delle organizzazioni sindacali, in 40 riunioni, è stato prodotto e divulgato – tramite l’attività, ancora in corso, di 9 gruppi “tecnici” – un numero notevole di documenti (indicazioni metodologiche, buone prassi, linee guida, ecc.) di indirizzo per gli operatori.
Al riguardo, ritengo utile segnalare come la Commissione consultiva, nelle riunione del 29 maggio 2013, abbia approvato una propria proposta di strategia nazionale per la salute e sicurezza sul lavoro.
Tale proposta costituisce la sintesi dello “stato dell’arte” della salute e sicurezza in Italia. Contiene infatti indicazioni precise su cosa occorre fare per rendere più efficace il contrasto a infortuni e malattie professionali, non solo in termini normativi, ma anche dal punto di vista delle attività di prevenzione.
Tale documento, pubblico e disponibile sul sito internet del Ministero del lavoro (sezione “Sicurezza del lavoro”), per quanto sottoposto – ovviamente – alle valutazioni del livello politico, prima che possa essere inviato all’Unione Europea come piano vincolante per l’Italia, ha una valenza di particolare rilievo, dimostrando come sia possibile trovare un’ampia condivisione tra soggetti diversi su obiettivi e attività di prevenzione di comune interesse.
Quanto alle predisposizione e pubblicazione dei provvedimenti attuativi previsti dal d.lgs. 81, va detto come siano stati pubblicati nel corso degli anni (per quanto talvolta con ritardo) molti dei provvedimenti previsti.
Tuttavia, al Ministro vanno segnalate alcune importanti criticità, tuttora irrisolte, tra le quali appaiono particolarmente rilevanti:
• la mancata attuazione dell’art. 8 del Testo Unico, che prevede la creazione di un Sistema Informativo Nazionale per la Prevenzione nei luoghi di lavoro (SINP), che costituisce fondamentale strumento di conoscenza del fenomeno infortunistico e permetterà, una volta attivo, il pieno scambio di informazioni relative alla prevenzione di infortuni e malattie professionali. Al riguardo, si è provveduto a predisporre uno schema di decreto, corredato da allegati particolarmente complessi (vista la mole di dati che costituiranno il SINP e che vanno, ovviamente, puntualmente descritti e regolamentati) e a condividerlo con le Amministrazioni concertanti, oltre che a ottenere il prescritto parere del Garante per la protezione dei dati personali e del Consiglio di Stato. Ho quindi motivo di ritenere che l’approvazione del relativo decreto non richieda tempi particolarmente lunghi;
• la mancata individuazione dei settori e criteri della qualificazione delle imprese in settori a particolare rischio infortunistico, tra cui l’edilizia, settore nel quale è chiamata a operare – sempre secondo le regole del sistema di qualificazione citato – la “patente a punti” (art. 27 d.lgs. 81).
Come pure segnalato al Ministro Giovannini, occorre quindi innanzitutto procedere al definitivo completamento dell’attuazione del d.lgs. 81/2008, dando priorità all’attuazione degli articoli 8 (SINP) e 27 (sistema di qualificazione delle imprese e “patente a punti” in edilizia). Continuando al contempo le attività in corso, con particolare riguardo a quelle dirette alla elaborazione di strumenti di “supporto” (“buone prassi” e “procedure operative” su tutti), messi gratuitamente a disposizione delle aziende e dei lavoratori, per una moderna organizzazione della prevenzione di infortuni e malattie in ogni ambiente di lavoro.
È urgente pianificare una semplificazione delle disposizioni vigenti in materia di salute e sicurezza sul lavoro, per rendere meno burocratica e più attenta ai profili sostanziali (i più utili per la tutela dei lavoratori) la gestione, specie nelle piccole e medie imprese, della salute e sicurezza sul lavoro.
Al riguardo, ritengo opportuno sottolineare che un simile intervento – che presupporrebbe una modifica di tipo legislativo del Testo Unico in vigore – possa essere valutato positivamente all’imprescindibile condizione che le semplificazioni riguardino adempimenti di tipo formale (ad esempio: notifiche e comunicazioni) e mai la completezza e l’obbligatorietà di misure di prevenzione di provata efficacia (ad esempio: valutazione dei rischi, formazione, sorveglianza sanitaria. ecc.). Tale intervento avrebbe anche il vantaggio di poter consentire talune correzioni – relative, ad esempio, a erronee indicazioni di sanzioni – rispetto a errori che, nel corso di questi anni di applicazione del Testo Unico, sono stati segnalati all’Ufficio che dirigo.
Le strutture del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali sono ora anche impegnate a valutare una serie di proposte di semplificazione della normativa di salute e sicurezza dirette a ridurre l’impatto “burocratico” (con conseguente riduzione di costi) della normativa vigente. Sempre con un unico obiettivo: impedire che le misure proposte si possano tradurre in una diminuzione dei livelli di tutela e limitare l’assenso del Ministero unicamente a quelle modifiche incidenti – come la stessa Unione Europea ci chiede di fare – su adempimenti formali o che introducano il divieto di ripetizione di medesime attività (ad esempio: ripetizione di percorsi formativi analoghi) ma mai su adempimenti essenziali per garantire un elevato livello di tutela negli ambienti di lavoro.
Il “pacchetto” di riferimento iniziale per questo lavoro è stato il disegno di legge AC 5610, presentato nella scorsa legislatura, mentre le misure allo studio dovrebbero confluire in un nuovo disegno di legge, per il doveroso passaggio in Parlamento.
Spero vivamente che questo processo si possa concretizzare in una serie di interventi strutturali, utili a migliorare il quadro delle regole e, di conseguenza, liberare risorse per investimenti maggiori da parte delle aziende su adempimenti sostanziali, in particolare su valutazione dei rischi e formazione.
L’intervento deve comunque essere accompagnato da un’azione efficace delle Pubbliche Amministrazioni, che, a maggior ragione in un momento di crisi come l’attuale, sono chiamate a migliorare il numero e le qualità dei loro interventi. In particolare, con azioni di sostegno alle piccole e medie imprese – non solo in termini economici, ma anche mettendo a disposizione strumenti di ausilio al corretto adempimento delle normative – e con un’attività di vigilanza rigorosa e, al contempo, uniforme sul territorio nazionale.


Lorenzo Fantini
Dirigente Divisione III
Ministero del Lavoro e delle politiche sociali

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