mercoledì 12 marzo 2014

PARTE LA CAMPAGNA SICURAMENTE

La manutenzione dei carrelli è responsabilità del datore di lavoro, come confermato nel Testo Unico sulla sicurezza del 2008 che rende inoltre obbligatori i “controlli periodici” secondo frequenze stabilite in base alle indicazioni del costruttore.
È molto importante tenere la documentazione dei controlli sempre aggiornata, perché la loro inosservanza determina sanzioni pecuniarie a cui si aggiungono, in caso di infortunio, inevitabili azioni penali a carico del responsabile della sicurezza e dell’amministratore.
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La manutenzione è lo strumento per mantenere invariata nel tempo la sicurezza originaria delle attrezzature di lavoro.
I carrelli elevatori devono essere controllati almeno una volta all’anno, o più frequentemente se durata, condizioni di funzionamento e del luogo di lavoro lo rendono necessario, per valutarne lo stato di conservazione ed efficienza. I controlli devono essere effettuati da tecnici esperti e gli esiti delle verifiche devono essere documentati (consultare linee guida ISPESL).
La legge prescrive quattro diversi tipi di interventi sulla stessa macchina:
  • manutenzione ordinaria
  • manutenzione straordinaria
  • controlli periodici
  • verifiche periodiche 
Per la corretta gestione dei carrelli elevatori nasce la campagna SICURAMENTE, per maggiori info è possibile consultare il sito www.sicuramente.org


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Il mio carrello è in regola?

L’art. 70 del D.Lgs. 81/2008 enuncia i “Requisiti di sicurezza” delle attrezzature di lavoro e le conseguenze in caso di mancata conformità:

1. Salvo quanto previsto al comma 2, le attrezzature di lavoro messe a disposizione dei lavoratori devono essere conformi alle specifiche disposizioni legislative e regolamentari di recepimento delle direttive comunitarie di prodotto.
(arresto da tre a sei mesi o ammenda da 2.500 a 6.400 euro per datore di lavoro e dirigente)

2. Le attrezzature di lavoro costruite in assenza di disposizioni legislative e regolamentari di cui al comma 1, e quelle messe a disposizione dei lavoratori antecedentemente all’emanazione di norme legislative e regolamentari di recepimento delle direttive comunitarie di prodotto, devono essere conformi ai requisiti generali di sicurezza di cui all’Allegato V.
(in funzione della natura dell’illecito: dalla sanzione amministrativa pecuniaria da euro 500 a euro 1.800 alla pena dell’arresto da tre a sei mesi o all’ammenda da 1.000 a 4.800 euro per datore di lavoro e dirigente)

3. Si considerano conformi alle disposizioni di cui al comma 2 le attrezzature di lavoro costruite secondo le prescrizioni dei decreti ministeriali adottati ai sensi dell’articolo 395 del decreto Presidente della Repubblica 27 aprile 1955, n. 547, ovvero dell’articolo 28 del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626.

4. Qualora gli organi di vigilanza, nell’espletamento delle loro funzioni ispettive in materia di salute e sicurezza sul lavoro, constatino che un’attrezzatura di lavoro, messa a disposizione dei lavoratori dopo essere stata immessa sul mercato o messa in servizio conformemente alla legislazione nazionale di recepimento delle direttive comunitarie ad essa applicabili ed utilizzata conformemente alle indicazioni del fabbricante, presenti una situazione di rischio riconducibile al mancato rispetto di uno o più requisiti essenziali di sicurezza previsti dalle disposizioni legislative e regolamentari di cui al comma 1, ne informano immediatamente l’autorità nazionale di sorveglianza del mercato competente per tipo di prodotto. In tale caso le procedure previste dagli articoli 20 e 21 del decreto legislativo 19 dicembre 1994, n. 758, vengono espletate:

a) dall’organo di vigilanza che ha accertato in sede di utilizzo la situazione di rischio, nei confronti del datore di lavoro utilizzatore dell’esemplare di attrezzatura, mediante apposita prescrizione a rimuovere tale situazione nel caso in cui sia stata accertata una contravvenzione, oppure mediante idonea disposizione in ordine alle modalità di uso in sicurezza dell’attrezzatura di lavoro ove non sia stata accertata una contravvenzione;
b) dall’organo di vigilanza territorialmente competente rispettivamente, nei confronti del fabbricante ovvero dei soggetti della catena della distribuzione, qualora, alla conclusione dell’accertamento tecnico effettuato dall’autorità nazionale per la sorveglianza del mercato, risulti la non conformità dell’attrezzatura ad uno o più requisiti essenziali di sicurezza previsti dalle disposizioni legislative e regolamentari di cui al comma 1 dell’articolo 70.


E dall’enunciato del suddetto articolo 70 si deduce che:
  • Il mio carrello è in regola se conforme alle Direttive Comunitarie 86/663/CEE, 98/37/CE, 2006/42/CE;
  • oppure se conforme ai requisiti generali di sicurezza di cui all’allegato V del D.Lgs. 81/2008 per i quali si rinvia al punto 3 delle “Regole per i carrelli nel tempo”.

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