sabato 26 luglio 2014

GESTIONE EMERGENZA IN AMBIENTI CONFINATI

Come abbiamo più volte potuto constatare in molti incidenti di lavoro, ad esempio con riferimento ai  tre operai di un cantiere edile a Roma che il 27 maggio sono rimasti intrappolati all’interno di una buca, a perdere la vita a volte sono proprio i soccorritori.
Per questo motivo riprendiamo a parlare di gestione delle emergenze con riferimento a luoghi di lavoro ad alto rischio, gli spazi confinati.
E lo facciamo attraverso un intervento al seminario “ Attuazione del DPR 177/2011: lavoro in ambienti sospetti di inquinamento o confinati. Prime esperienze tra buone prassi e criticità”, realizzato nel 2012 nell’ambito del progetto “ A Modena la sicurezza sul lavoro, in pratica”.
In “Gestione delle Emergenze negli spazi confinati e coordinamento con il sistema di Soccorso Nazionale”, a cura dell’Ing. Alberto Parrino (Comando Prov.le VV.F. Modena) si affronta il tema dell’emergenza e del coordinamento a partire da una specifica procedura operativa.
Dopo aver presentato il Decreto del Presidente della Repubblica 14 settembre 2011, n. 177, (Regolamento recante norme per la qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi operanti in ambienti sospetti di inquinamento o confinati), l’intervento si sofferma sulla gestione dell’emergenza con riferimento all’azione dei Vigili del Fuoco e alla necessità di una procedura operativa.
DPR 177/2011 art.3 comma 3
Durante tutte le fasi delle lavorazioni in ambienti sospetti di inquinamento o confinati deve essere adottata ed efficacemente attuata una procedura di lavoro specificamente diretta a eliminare o, ove impossibile, ridurre al minimo i rischi propri delle attività in ambienti confinati, comprensiva della eventuale fase di soccorso e di coordinamento con il sistema di emergenza del Servizio sanitario nazionale e dei Vigili del Fuoco. Tale procedura potrà corrispondere a una buona prassi, qualora validata dalla Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro ai sensi dell'articolo 2, comma 1, lettera v), del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81.
Viene presentata a questo proposito una procedura operativa relativa al soccorso a persona intrappolata in spazi confinati.
Rimandando ad una visione integrale delle slide relative all’intervento, riprendiamo alcuni punti della procedura, ad esempio riguardo alla pianificazione dell’intervento:
- “cercare dei testimoni per determinare esattamente che cosa è successo;
- valutare i pericoli presenti per i soccorritori;
- se non sono disponibili dei testimoni diretti, il R.O.S. (Responsabile delle Operazioni di Soccorso, ndr) deve cercare degli indizi che indichino l’accaduto;
- valutare la posizione e le condizioni della/e vittime, determinandone anche il numero;
- determinare da quanto tempo le persone si trovano intrappolate, il meccanismo delle ferite ed il profilo di sopravvivenza (è l’andamento delle possibilità di sopravvivenza della persona. Dipende, tra l’altro, da: aria a disposizione, entità delle ferite, tempo trascorso, condizioni ambientali, ndr) delle vittime;
- decidere rapidamente se operare in modalità salvataggio o in modalità recupero;
- stabilire prima possibile un contatto con la vittima;
- procurarsi eventuali documenti relativi all’autorizzazione a svolgere il lavoro (in caso di manutenzioni, ecc.) e verificarne le modalità ricavando informazioni relative al tipo di spazio confinato”.
Nella pianificazione è necessario anche valutare il tipo di spazio confinato.
Il R.O.S. deve infatti determinare:
- “la natura dello spazio confinato. Ciò può essere fatto consultando personale informato (dello stabilimento, ecc.);
- il tipo di prodotti presenti/immagazzinati nello spazio;
- i pericoli conosciuti presenti: meccanici, elettrici, ecc.;
- la posizione ed il numero delle vittime coinvolte;
- il diagramma/schema dello spazio confinato, compresi i punti di ingresso ed uscita;
- la stabilità strutturale dello spazio confinato”.
Inoltre il R.O.S. deve stabilire “se ha a disposizione sulla scena un numero adeguato di persone addestrate per eseguire il salvataggio o il recupero”. Deve “considerare l’effetto di temperature estreme sul personale e deve prendere in considerazione un’adeguata rotazione”. E assicurarsi di avere a disposizione un’adeguata dotazione di attrezzature (attrezzature per il monitoraggio dell’atmosfera; illuminazione e radio antideflagranti, attrezzi antiscintilla; protezione delle vie respiratorie, linee di alimentazione dell’aria; attrezzature/sistemi per la rimozione delle vittime; equipaggiamento di ventilazione; ...).
Nella procedura si affrontano le diverse fasi dell’intervento.
Per la messa in sicurezza della zona in generale:
- “stabilire un perimetro.
- bloccare tutto il traffico non necessario;
- accertarsi che i veicoli di soccorso, se hanno il motore acceso, siano posizionati sottovento rispetto alla posizione delle vittime;
- assicurare un’adeguata ventilazione generale dell’area/spazio;
- incaricare un responsabile del controllo degli accessi all’area;
- incaricare un responsabile della sicurezza delle operazioni;
- incaricare un responsabile per la riabilitazione/rotazione del personale”.
Per la messa in sicurezza dell’area di salvataggio:
- “il R.O.S. deve incaricare un responsabile che valuti la presenza di sostanze pericolose per determinare esattamente quali pericoli e quali prodotti si trovano nello spazio confinato;
- le utenze di servizio, elettricità, gas, acqua, devono essere intercettate e bloccate. Se non è possibile garantire la sicura permanenza della chiusura e dei blocchi, è necessario presidiare direttamente, per evitare riattivazioni inavvertite. Può essere necessario svuotare/prosciugare
lo spazio confinato prima di entrarvi;
- qualsiasi equipaggiamento/attrezzatura di lavorazione o di processo va disattivato prima di entrare. Se possibile tutti gli interruttori disattivati vanno opportunamente segnalati per evitare eventuali riattivazioni non volute”.
Per la ventilazione:
- “il R.O.S. deve assicurarsi di garantire che ci sia una appropriata ventilazione dello spazio confinato, determinandone il tipo più idoneo (ad aspirazione o a pressione positiva);
- nel caso in cui ci sia soltanto un punto di ingresso può essere migliore la ventilazione ad aspirazione (‘pressione negativa);
- verificare le condizioni di non esplosività / aggressività dell’atmosfera nel punto di esalazione dell’impianto di aspirazione;
- tenere sempre conto degli effetti dell’esalazione dell’impianto di aspirazione/ventilazione”.
Concludiamo ricordando che l’intervento si sofferma anche su molti altri aspetti della gestione dell’emergenza:
- selezione del personale da impiegare;
- personale di supporto fuori dallo spazio confinato;
- uso di imbragature;
- comunicazioni e illuminazione;
- attrezzature per la rimozione delle vittime;
- valutazione delle condizioni delle vittime;
- immobilizzazione della vittima;
- sistema di rimozione;
- trasferimento alle cure mediche”.
Gestione delle Emergenze negli spazi confinati e coordinamento con il sistema di Soccorso Nazionale”, a cura dell’Ing. Alberto Parrino (Comando Prov.le VV.F. Modena), intervento al seminario “Attuazione del DPR 177/2011: lavoro in ambienti sospetti di inquinamento o confinati. Prime esperienze tra buone prassi e criticità”, realizzato nell’ambito del progetto “A Modena la sicurezza sul lavoro, in pratica” (formato PDF, 1.04 MB).
Fonte: PuntoSicuro.it

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