giovedì 16 aprile 2015

IL COORDINATORE NON E' UN VIGILANTE

Il GdL (gruppo di lavoro) Sicurezza del CNI ha rielaborato il documento predisposto della Federazione Regionale Ordini Ingegneri dell'Emilia Romagna e della Toscana contenente le linee guida per il coordinatore della sicurezza in fase di esecuzione dei lavori e lo ha inviato ai vari Ordini e Federazioni, ricevendo una serie di proposte, modifiche ed emendamenti.
Con la Circolare n. 510 del 27 marzo 2015, il CNI ha inviato una nuova bozza del documento a tutti gli ordini.
Il documento rappresenta un utile strumento per tutti i tecnici impegnati nel settore della sicurezza nei cantieri.

In premessa viene specificato che la funzione del CSE è di “alta vigilanza” in termini di coordinamento delle imprese, tuttavia tale compito non implica una costante e continua presenza in cantiere col compito di controllo delle singole lavorazioni in atto. Infatti la “vigilanza operativa”, puntuale, continua e stringente, è di competenza del datore di lavoro e delle figure operative da lui delegate quali il dirigente ed il preposto.
Sono trattati i seguenti argomenti:
  • definizioni e riferimenti normativi
  • azioni e adempimenti in capo al CSE (sopralluoghi, controlli del cantiere, analisi del PSC, verifica idoneità POS, etc.)
  • riunione di coordinamento preliminare, con elenco dei partecipanti e argomenti da trattare
  • comunicazioni da inviare a committente responsabile dei lavori e impresa
  • verifiche da effettuare in cantiere
  • modalità operative in caso di riscontro di anomalie in cantiere
  • verbali da redigere
In allegato è presente anche un elenco con tutti i documenti da tenere in cantiere.
Relativamente alla stesura finale del documento, tutti gli interessati possono proporre al CNI i loro suggerimenti entro e non oltre il 15 aprile 2015.



 

In merito al ruolo del coordinatore và anche evidenziato che  il tribunale di Como, Sezione Penale, con la sentenza n. 270 del 26 febbraio 2014 ha assolto, perché il fatto non costituisce reato (ex art. 530 del Codice di procedura penale), un coordinatore della sicurezza per l’esecuzione (CSE), imputato dei reati di omicidio colposo e lesioni colpose gravi, per un infortunio sul lavoro che ha coinvolto tre persone operanti all’interno di un cantiere edile, in cui era in atto la demolizione di un fabbricato.
Successivamente, il 25 novembre 2014, il Procuratore generale presso la Corte d’Appello ha ritirato il ricorso ponendo, di fatto, fine al procedimento a carico del coordinatore.
La sentenza assume grande rilevanza perché definisce con chiarezza quale debba essere il perimetro dell’attività del coordinatore, ribadendo, in particolare, che i compiti di verifica attribuitigli dalla legge non vanno confusi con quelli di assidua vigilanza propri del datore di lavoro.
L’incidente era avvenuto il 18 marzo 2011 per il cedimento di un balcone che il preposto e due lavoratori erano intenti a demolire; la demolizione stava avvenendo, come evidenziato nell’indagine e confermato in dibattimento, con le tre persone posizionate sul balcone stesso. Queste, in seguito al cedimento del balcone, erano precipitate da un’altezza di circa sette metri; la caduta aveva provocato la morte del preposto e lesioni personali gravi ai due lavoratori.
A seguito di questo evento, con decreto del 3 ottobre 2012, il GUP di Como aveva disposto il rinvio a giudizio del CSE chiamato a rispondere del delitto di omicidio colposo e di lesioni personali colpose gravi in danno dei due lavoratori
L’imputazione era formulata a carico del coordinatore anche in qualità di redattore del programma di demolizione.



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